ACSI

Associazione dei consumatori o sindacato di sinistra?

Interrogazione 

Mercoledì 23 novembre 2016 

Nell’ultimo decennio l’ACSI si è vieppiù trasformata da associazione a sostegno dei consumatori e delle consumatrici a organizzazione politica di propaganda per il Partito socialista. La vediamo attiva a ogni votazione popolare praticamente sempre a sostegno delle tesi della sinistra.

La questione non deve sorprendere se si considera che il Comitato dell’associazione è composto a larghissima maggioranza da esponenti della sinistra.

Dovrebbe invece sorprendere – e inquietare – che quest’evoluzione sia avvenuta con un aumento continuo del finanziamento pubblico. Il contribuente cantonale e quello federale (e fino a poco tempo fa pure quello della città di Lugano) è infatti costretto a pagare l’esistenza di quest’associazione, che non brilla di certo per l’equilibrio delle proprie posizioni, convinta com’è che la sinistra – la cui forza elettorale è ben nota – abbia il monopolio degli interessi dei consumatori.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a continui ed eccessivi utilizzi del Fondo Swisslos, il quale sembrerebbe essere utilizzato non solo per finaziare l’ACSI ma anche e soprattutto quale vero e proprio “rubinetto” per attuare risparmi fittizzi. Val la pena ricordare che questo fondo presenta una situazione nella quale da diversi anni le uscite superano – e di molto – le entrate. Le riserve di questo fondo vengono quindi intaccate al ritmo di 1.5/2 milioni all’anno: a fine 2015 questo fondo conteneva 14.4 mio a fronte dei 20 mio raggiunti nell’anno 2010. 

A livello federale, nell’ultima sessione il Consiglio Nazionale ha accolto una mozione di Petra Gössi  che invita il Consiglio federale a precisare le basi legali per la concessione degli aiuti finanziari alle organizzazioni dei consumatori, in modo tale che questi siano concessi solo alle associazioni che forniscono ai consumatori esclusivamente informazioni oggettive e corrette e che eseguono test comparativi dei prodotti. La mozione – che ora passa quindi al Consiglio degli Stati – intende proprio evitare che organizzazioni dei consumatori attive in questi ambiti assumano al contempo un ruolo politico, cercando di influenzare l'opinione pubblica o, addirittura, alleandosi con partiti e altre organizzazioni.

Per questi motivi i sottoscritti deputati pongono al Consiglio di Stato le seguenti domande:

  1. Corrisponde al vero che l’ACSI è sostenuta dal Cantone da oltre 30 anni? Quali altre associazioni o enti attivi sul piano politico (checché ne dicano gli statuti) beneficiano di contributi?
  2. Se sì, a quanto ammonta il sussidio pubblico versato (tabella annua e relativo totale)?
  3. In base a quale lettera dell’art. 2 cpv. 2 del Regolamento del Fondo Swisslos viene finanziata l’ACSI? Le attività di questa associazione sono ritenute “liberamente accessibili” nonostante la richiesta di una quota sociale da versare e una rivista destinata ai soli soci?
  4. Quali altri fonti pubbliche (comunali e/o federali) finanziano l’ACSI e in quale misura?
  5. Il Consiglio di Stato è soddisfatto dell’impiego di questi soldi pubblici da parte dell’ACSI? È mai stata effettuata una valutazione dell’utilità e dell’opportunità dei finanziamenti per questo e per gli altri beneficiari (non solo in sede di accettazione delle richieste)?
  6. Il Consiglio di Stato ritiene che l’ACSI svolga un’attività d’informazione equilibrata tale da poter beneficiare di un sostegno pubblico?
  7. Il Consiglio di Stato ritiene corretto che l’ACSI sia attiva in ogni votazione cantonale e federale?

 

Fabio Käppeli
Marcello Censi, Lara Filippini, Gianmaria Frapolli, Paolo Pamini, Amanda Rückert, Fabio Schnellmann